Diniego di permesso di costruire: ammissibile la domanda di condanna al rilascio del titolo

Con sentenza n. 392 del 14 marzo 2017 il TAR Toscana accoglie la domanda di condanna di una amministrazione comunale al rilascio del titolo edilizio negato.

Interessante decisione del TAR Toscana che muovendo dall'art. 30, c. 1, e 34, c. 1, lettera c), del codice del processo amministrativo, ritiene accoglibile la domanda di condanna della A.C. al rilascio di un titolo edilizio che la stessa sentenza dichiara illegittimamente negato.

Due i presupposti e al tempo stesso i limiti della domanda:

  • l'assenza di profili di discrezionalità in capo alla pubblica amministrazione;
  • la contestualità della domanda di condanna con la domanda di annullamento.

La decisione costituisce conferma dell'importanza delle novità contenute nel codice del processo amministrativo orientate all'efficacia della tutela giurisdizionale.

Abusi edilizi e rilevanza del decorso del tempo: una "terza via"?

Con sentenza 30 giugno 2017, n. 3210, il Consiglio di Stato dichiara la legittimità di un'ordinanza di demolizione intervenuta a decenni di distanza dalla realizzazione dell'immobile abusivo, affermando l'irrilevanza del decorso del tempo dalla commissione dell'abuso nei confronti del potere repressivo della P.A., potendo al più rilevare (al fine di esigere dall'Amministrazione una motivazione aggravata del provvedimento) il tempo trascorso dall'accertamento dell'abuso alla notifica dell'ordinanza di demolizione.

Nel silenzio della legge (cfr. in particolare artt. 27 e 31 D.P.R. n. 380/2001), che nulla dice al riguardo, il decorso del tempo dalla realizzazione dell'abuso non sana né mitiga l'abusività dell'opera e non scalfisce in alcun modo il potere sanzionatorio riconosciuto alla P.A., espressione di un interesse pubblico al ripristino della legalità violata, che deve ritenersi legittimamente esercitabile anche a distanza di anni dalla costruzione del manufatto abusivo, fosse anche nella misura di alcuni decenni. 

Alla luce di ciò, giurisprudenza amministrativa tuttora maggioritaria ritiene che un'ordinanza di demolizione di manufatto realizzato in epoca risalente non necessiti di forme o motivazioni particolari, essendo in re ipsa l'interesse pubblico alla rimozione dell'abuso, sicché il provvedimento può legittimamente limitarsi ad indicare l'opera e l'assenza di titolo abilitativo alla sua realizzazione per comminare la sanzione demolitoria (ex multis Cons. Stato, IV, 12 ottobre 2016, n. 4205; ib., VI, 10 settembre 2015, n. 4222).

Negli ultimi anni si è tuttavia fatto strada un orientamento che, nel caso di abusi risalenti nel tempo, su porzioni limitate dell'immobile, realizzati da soggetto diverso dall'attuale proprietario di buona fede, richiede, pur senza negare la natura vincolata del provvedimento repressivo e l'attualità dell'abuso, che l'ordinanza di demolizione sia motivata sotto lo specifico profilo della sussistenza dell'interesse pubblico alla messa in pristino dello stato dei luoghi.
In tali “casi limite” non sarebbe pertanto sufficiente la presa d'atto dell'abuso per giustificarne la demolizione, ma occorrerebbe dare atto della prevalenza, nella situazione specifica, di un interesse generale al ripristino rispetto al contrapposto interesse privato al mantenimento del manufatto, forte dell'affidamento ingenerato dal trascorrere del tempo senza alcuna contestazione sulla legittimità dell'opera e dalla buona fede dell'attuale proprietario, estraneo alla realizzazione dell'abuso (Cons. Stato, IV, 4 febbraio 2014 n. 1016; ib., V, 15 luglio 2013, n. 3847; ib., VI, 5 gennaio 2013, n. 13; ib., VI, 18 maggio 2015, n. 2512; TAR Calabria, sede di Catanzaro, I, 14 ottobre 2011, n. 1356, commentata a questo indirizzo).

Da ultimo, la sezione VI del Consiglio di Stato, preso atto dei due differenti orientamenti emersi e ritenendo sussistere un contrasto giurisprudenziale sul tema, ha rimesso la questione all'Adunanza Plenaria (Cons. Stato, VI, ord. 24 marzo 2017, n. 1337, citata in questo commento).

Sinteticamente esposti i termini del dibattito tuttora in atto, la pronuncia qui in esame si distingue per aver aggiunto un nuovo spunto di riflessione al tema.

La vicenda riguarda l'impugnazione di un'ordinanza di demolizione di una tettoia abusivamente realizzata negli anni Settanta dal precedente proprietario dell'immobile, di cui viene dedotta l'illegittimità, tra l'altro, per la mancata indicazione dell'interesse pubblico concreto ed attuale alla demolizione dell'opera.

Il Collegio, dichiarando espressamente di aderire all'orientamento secondo cui “la risalenza nel tempo dell'opera, di per sé, non incide sul potere di repressione dell'abuso da parte della P.A., sicché in sede di emissione dell'ordinanza di demolizione non si richiede alcuna specifica valutazione delle ragioni d'interesse pubblico (…)”, aggiunge tuttavia un'importante specificazione.

Ossia che “il passaggio del tempo eventualmente rilevante al fine di esigere una motivazione rafforzata, estesa all'interesse pubblico, va calcolato tutt'al più con riferimento al 2010, ossia all'epoca del sopralluogo effettuato dalla Polizia municipale, in occasione del quale venne effettivamente rilevata la realizzazione del manufatto”

Non sarebbe quindi il protrarsi negli anni della situazione abusiva ad ingenerare l'affidamento del privato che in buona fede la ignorava, quanto piuttosto il protrarsi dell'inerzia dell'Amministrazione, a seguito dell'accertamento dell'abuso, ad attivare il potere repressivo.

Solo al ricorrere di tale seconda eventualità, secondo la pronuncia in rassegna, potrebbe ritenersi sussistente un affidamento del privato, tutelabile a mezzo di un onere motivazionale aggravato in capo alla P.A., chiamata a dare conto dell'attualità e concretezza dell'interesse pubblico alla demolizione.

Nel caso di specie, il decorso di cinque anni dal momento in cui l'abuso è stato accertato a quello in cui è stata emanata l'ordinanza di demolizione non è, ad avviso del Collegio, sufficiente a far sorgere in capo al privato un affidamento tutelabile.
           
Tra l'opzione che dà rilevanza al tempo trascorso dall'abuso e quella che la nega, la presente sentenza sembra indicare una terza soluzione, in cui il decorso del tempo ha un rilievo, ma a partire dal momento in cui la situazione di illegalità viene cristallizzata (per la P.A. e per il privato) nel verbale di sopralluogo che accerta l'abuso.

La sentenza del Consiglio di Stato 30 giugno 2017, sezione VI, n. 3210, è disponibile al seguente link

Agosto 2017: orari e date chiusura studio.

Si comunica che nel mese di agosto lo studio sarà aperto fino a giovedì 3 agosto compreso e riaprirà lunedì 28 agosto.

Nei giorni di apertura di agosto, lo studio effettuerà il seguente orario: h. 9,00 / 13,00, con chiusura pomeridiana.
Ricordiamo che il 31 agosto, lo studio resterà chiuso per la festività di S. Abbondio.

Per urgenze, scrivere agli indirizzi di posta elettronica dei singoli professionisti.

Lo studio augura a tutti un sereno periodo di ferie.

D.Lgs. n. 33/2013: circolare n. 2/2017 Funzione Pubblica

Con circolare 30 maggio 2017 n. 2/2017 la Funzione pubblica ha  ritenuto opportuno chiarire i dubbi di naturale procedurale legati alla riforma del diritto di accesso con riferimento alla introduzione dell’accesso civico “generalizzato”.

La circolare non dirime, in tema di silenzio assenso, la questione del rito, se cioè ex art.116 cpa (come ritiene ANAC) o 117 cpa (come ritengono diversi autori).

La circolare è disponibile sul sito della Funzione Pubblica a questo indirizzo.

Piano Territoriale d'Area Media e Alta Valtellina: il TAR Lombardia annulla diverse previsioni

Con sentenza n. 1659 del 6 luglio 2017 il TAR Lombardia, Milano, sezione IV, ha in parte accolto il ricorso dei Comuni di Livigno e Valdidentro annullando diverse previsioni del Piano Territoriale d'Area ^Media e Alta Valtellina^ (PTRA).

Notifica a mezzo PEC a pubblica amministrazione non iscritta al registro D.L. 179/2012

In difetto di iscrizione dell'indirizzo pec al registro PP.AA. formato dal Ministero della Giustizia, la notificazione del ricorso deve essere eseguita solo con le modalità cartacee.

Servizi legali: illegittimo l'utilizzo del criterio del prezzo più basso ai fini dell'affidamento

Con sentenza n. 875 pubblicata il 31 maggio 2017, la Sezione II del T.A.R. Puglia affronta il tema dell'affidamento dei servizi legali alla luce della disciplina del nuovo Codice dei Contratti Pubblici, analizzando in particolare la procedura di gara ed il criterio di aggiudicazione del servizio.

Fascia di rispetto cimiteriale: nozione di "centro abitato"

Con sentenza 23 maggio 2017, n. 329, il T.A.R. del Lazio, sezione di Latina, interviene in tema di vincolo cimiteriale, affermando che la fascia di rispetto prevista dall'art. 338 del R.D. n. 1265/1934 deve essere osservata non solo nei confronti del centro abitato (come letteralmente previsto dalla norma), ossia di aggregati di abitazioni, ma anche nei confronti di singole abitazioni, in coerenza con la ratio  della norma, che è quella di tutelare la salute delle persone insediate in prossimità di cimiteri.

Formazione: incontro dedicato alle modifiche alla l.r. 31/2014 in tema di riduzione del consumo di suolo

Data: 6 luglio 2017
Orario: ore 15,00 / 17,00
Luogo: Studio legale Spallino, via Volta 66, Como

Consumo di suolo: il testo della L.R. Lombardia n 31/2014 come modificato dal Consiglio Regionale il 23.05.2017

Nella seduta del 23 maggio 2017 il consiglio Regionale della Lombardia ha approvato il testo della legge consiglio regionale n. 157, portante modifiche alla Legge Regionale 28 novembre 2014, n. 31 Disposizioni per la riduzione del consumo di suolo e la riqualificazione del suolo degradato (B.U.R.L. n. 49 dell'1 dicembre 2014).

All'indirizzo http://www.studiospallino.it/materiali/legge_31_2014_novella_2017.htm è disponibile il testo della  L.R. 31/2014 come modificato dal Consiglio Regionale nella seduta del  23 maggio 2017.

Il testo non ha carattere di ufficialità.

Recupero seminterrati in Lombardia: slide incontro 19.05.2017

Presentazione della Legge regionale 10 marzo 2017, n. 7 Recupero dei vani e locali seminterrati esistenti (B.U.R.L. 13 marzo 2017, n. 11) -

Slide incontro Autorizzazione paesaggistica semplificata e recupero dei vani e locali seminterrati esistenti del 19 maggio 2017

Autore: avv. Fabrizio Donegani

Data pubblicazione: 20/05/2017

Formato file: slide .ppt

Link: http://www.studiospallino.it/materiali/seminterrati_Lombardia_%202017.htm

Utilizzo: quest'opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione 2.5 Italia

Nuova autorizzazione paesaggistica semplificata: slide incontro 19.05.2017

Il nuovo procedimento per il rilascio dell’autorizzazione paesaggistica semplifcata secondo il Regolamento recante individuazione degli interventi esclusi dall’autorizzazione paesaggistica o sottoposti a procedura autorizzatoria semplificata, approvato con D.P.R. 13 febbraio 2017, n. 31 (G.U. 22 marzo 2017, n. 68)

Obbligo di bonifica di aree inquinate: non può essere addossato al proprietario incolpevole.

Con sentenza n. 541 del 10 aprile 2017 il TAR Toscana conferma il principio secondo cui l’obbligo di bonifica o di messa in sicurezza ex D.Lgs. 152/2006 non può essere addossato al proprietario incolpevole, ove manchi ogni sua responsabilità, non potendo essere desunto dalla previsione dell’art. 2051 c.c., che regolamenta la responsabilità civile del custode.

Accertamento di conformità: il deposito dell'istanza non incide sull'ordinanza di demolizione

Con sentenza n. 1667/2017 il Consiglio di Stato conferma il definitivo mutamento di  indirizzo della giurisprudenza amministrativa in tema di effetti dell'istanza di accertamento di conformità (c.d. sanatoria edilizia) rispetto all'ordinanza di demolizione precedentemente assunta, affermando che la prima non pregiudica l'efficacia della seconda limitandosi a sospenderne gli effetti fino alla definizione, espressa o tacita, dell'istanza (id. Cons. Stato Sez. VI, 13/10/2015, n. 4701; Cons. Stato, sez. VI, 2 febbraio 2015, n. 466; T.A.R. Campania Napoli Sez. II, 04/01/2017, n. 96).
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